E' stato emozionante accompagnarti, oggi, al tuo primo giorno di scuola.
Adesso che è passata qualche ora non mi sento felicissimo, ecco perchè:
1) Sei una bambina felice e fai parte di una famiglia felice. Sembra che tutto funzioni bene. Ogni piccolo cambiamento potrebbe stravolgere l'armonia nella quale viviamo. Speriamo, allora, che la scuola non cambi, se non in meglio, la tua vita.
2) Sei una brava bambina, gentile ed educata. Sei tutta tua madre, dalla quale hai preso tante delle sue meravigliose qualità e del suo essere generosa e dolce come nessun altro. Spero che d'ora in poi i tuoi compagni di scuola non ti trasformino in un mostriciattolo.
3) Ti sveglierai presto alla mattina, da oggi e per il resto della vita. Spesso uscirai di casa che ancora sarà buio. Non è bello, ti capisco.
4) La maestra, che deve badare a una ventina di bambini, sarà attenta a te? Se dovessi avere molto talento lo saprà valorizzare? Se dovessi essere un po' lentina ti saprà aiutare? Speriamo sia severa come le maestre di una volta, ma che sappia capire che sei sensibile e fragile.
5) Quella cartella è più grande di te. Ma quando ti daranno un iPad?
6) Obblighi, orari da rispettare, compiti per il pomeriggio, per il fine settimana, per le vacanza. E' arrivato il momento del dovere prima del piacere. E' giusto così, ma non è un po' troppo presto?
7) A scuola imparerai tante cose importanti, ma altrettante un po' balorde...
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lunedì 15 settembre 2014
domenica 9 marzo 2014
lunedì 11 marzo 2013
I Bambini e l'Harlem Shake
Vi sarà certamente capitato di imbattervi nell'Harlem Shake, il meme del momento.
Non mi dilungherò sul fenomeno, tutti ne stanno parlando.
Ma cosa ne pensano i bambini? Quali reazioni hanno mentre guardano una clip dell'Harlem Shake? Date un'occhiata a questo video per farvene un'idea
PS: se non sapete di cosa si tratti vi consiglio di informarvi rapidamente... non vorrete fare brutta figura quando vostro figlio vi chiederà: "Papà, cos'è l'Harlem Shake?"
sabato 15 settembre 2012
Cappuccetto Rosso ai tempi del digitale
L'animatore svedese Tomas Nilsson racconta cappuccetto rosso in chiave decisamente digital... guarda qui:
Slagsmålsklubben - Sponsored by destiny from Tomas Nilsson on Vimeo.
Slagsmålsklubben - Sponsored by destiny from Tomas Nilsson on Vimeo.
martedì 21 febbraio 2012
Ocarina, il lettore mp3 per bambini
Ve lo ricordate il mangiadischi? La valigetta colorata (io me la ricordo rossa) che faceva suonare i 45giri?
Oggi possiamo restituire un'esperienza simile ai nostri figli sostituendo al vinile i bit degli mp3 con questo meravigliose aggeggio che si chiama Ocarina.
Devo dire che l'idea mi è piaciuta subito: è semplice da usare per i bimbi che si possono portare dappertutto le loro musiche o favole preferite e che attraverso 3 semplici bottoni permette loro di cambiare tracce a piacimento, poi è morbida, colorata indistruttibile.
Poi è anche un gran comodità per noi Babbi perchè la si gestisce come un qualsiasi lettore mp3, possiamo gestirne il volume in modo arbitrario e non accessibile ai piccoli e soprattutto manteniamo integri i nostri iPod da vecchie fattorie, zecchini d'oro e nenie varie.
Se volete acquistare Ocarina o saperne di più questo è il sito.
Una sola avvertenza: quando regalerete Ocarina ai vostri figli ricordatevi di farlo di giorno, ben lontani dall'ora della nanna. Io ho fatto l'errore di darla alle nane di sera, quindi se la sono portata a letto Risultato: massima eccitazione e impossibile farle dormire!
giovedì 6 ottobre 2011
Gap generazionale
martedì 4 maggio 2010
Figli e Facebook
Una volta i genitori per manifestare il loro buon senso, e forse per farsi coraggio, pronunciavano frasi tipo: "mio figlio può invitare a casa tutti gli amici che vuole così lui sta a casa al sicuro e intanto noi vediamo chi frequenta e come passa il tempo".
Attenzione però, non fatevi l'illusione di sapere tutto sulle vite dei vostri figli attraverso Facebook, infatti grazie ai raffinatissimi settaggi per la privacy offerti sarà molto semplice per i vostri piccoli fare in modo che voi vediate solo quello che loro desiderano...
Chiudo con un po' di domande:
E' giusto spiare i nostri figli mentre si relazionano ad altri (poco importa se on o off line)?
Qual'è il limite fra giusto controllo e intrusione nelle loro vite?
Frugare nei loro spazi digitali non è come spiare il loro diario?
Se voglio dei figli autonomi e indipendenti nella vita "reale" perchè non li devo volere tali anche sulla Rete?
Nel terzo millenio una parte importante della vita di relazione dei più giovani è divenuta digitale. I ragazzi non hanno più bisogno di ammassarsi in una cameretta per parlare, scambiare opinioni, dirsi segreti e flirtare. Oggi hanno a disposizione molteplici ambienti tecnologici per frequentarsi spesso all'oscuro dei genitori che non hanno idea di cosa (nel bene e nel male) possa fare un adolescente con un computer o un telefonino.
Esistono, però, mamme e babbi digitali che con umiltà e spirito pionieristico non si nascondono dietro al solito "ai nostri tempi i giovani avevano vite più sane", ma si sforzano di conoscere e capire il mondo fatto di bit abitato dai loro figli.
Per esempio, sono sempre più i genitori che si aprono un account su Facebook e si connettono ai loro figli. L'obiettivo è chiaro: cercano di sapere chi sono gli amici dei loro ragazzi, cosa si dicono fra loro, quali sono i luoghi che dicono di frequentare, come sono le foto scattate durante le loro feste e i video delle gite scolastiche.
Una recente ricerca condotta negli USA afferma che il 48% dei genitori è amico dei suoi figli su Facebook.
Attenzione però, non fatevi l'illusione di sapere tutto sulle vite dei vostri figli attraverso Facebook, infatti grazie ai raffinatissimi settaggi per la privacy offerti sarà molto semplice per i vostri piccoli fare in modo che voi vediate solo quello che loro desiderano...Fra le mamme e i babbi americani sembrerebbe esserci anche incertezza su quale sia l'età giusta per registrarsi a un social network: la maggioranza dice intorno ai 16 anni, ma c'è un 8% di genitori che dice che anche 8 anni vanno bene.
Chiudo con un po' di domande:
E' giusto spiare i nostri figli mentre si relazionano ad altri (poco importa se on o off line)?
Qual'è il limite fra giusto controllo e intrusione nelle loro vite?
Frugare nei loro spazi digitali non è come spiare il loro diario?
Se voglio dei figli autonomi e indipendenti nella vita "reale" perchè non li devo volere tali anche sulla Rete?
venerdì 23 aprile 2010
Bambini e cellulari
La Baby inizia a dire qualche parolina ma è ossessionata dai cellulari. CI vuole sempre giocare, portarli all'orecchio, schiacciare i tasti, guardare lo screen. E' una delle poche cose per le quali fa i capricci.Questa cosa mi inquieta e non mi piace: se inizia ad avere questo feticcio per il telefonino a 19 mesi chissà quando sarà un po' più grandicella...
L'ho già detto alla iMamma: al più presto dobbiamo dare e darci delle regole: niente telefono alla baby, non si telefona durante i pasti ecc ecc.
Oltre che diseducativo, poi, il cellulare fa pure male. Lo dice anche il Corriere.it oggi riportando il monito di alcuni di alcuni consulenti del governo inglesi che dicono: "Niente cellulare sotto i 12 anni". Nell'articolo si spiega come si stia indagando su come la frequenza e l'intesità dell'uso del telefonino in tenera età possa causare malattie neurologiche come l'alzheimer , Parkinson, ma anche ictus e disturbi meno gravi come il mal di testa e i disturbi del sonno.
E' evidente che l'uso del cellulare sia per parlare che per inviare sms sia divenuto compulsivo soprattutto, ma non solo, nei più giovani.
Basta guardare ai numeri di una ricerca dell'autorevolissimo PEW Research Center che approfondisce il rapporto fra adolescenti ed SMS:
Gli SMS sono la forma di comunicazione più diffusa fra i teen agers (anche del dialogo faccia a faccia) e un adolescente su tre invia più di 100 messaggi al giorno.
Le femmine dimostrano una maggiore attitudine sia all'invio dei messaggi sia a parlare al telefono (ODDIO!):
le ragazze mediamente inviano e ricevono 80 messaggi al giorno, i ragazzi 30
il 59% delle ragazze chiama gli amici ogni giorno sul telefonino, per io ragazzi la percentuale scende al 42%
I telefonini sono un forte elemento di distrazione in classe: il 64% degli studenti dichiara di avere inviato messaggi o fatto chiamate durante le lezioni.
Naturalmente, i cellulari diventano sempre più un'area di conflitto fra genitori e figli: i genitori devono regolamentare l'uso dei telefoni, controllarne i contenuti e impedirne l'uso in caso di punizioni.
Mano a mano, poi, che i telefoni diventano sempre più multimediali e in grado di veicolare contenuti di vario genere (musica, video, giochi) è chiaro le statistiche sull'intensità dell'utilizzo di questi devices non possano che aumentare.
Sono padre di due figlie femmine e marito di una donna con forte propensione all'uso del telefono direi che sono ufficialmente T E R R O R I Z Z A T O...
venerdì 9 aprile 2010
La bambina che fotografa
Non mi è mai piaciuto il "fenomeno" dei "baby-fenomeni".
Vedere bambini di pochi anni esibiti come numeri da circo è una cosa che mi infastidisce e mi preoccupa. Odio i programmi in cui fanno cantare nanetti di 4 anni atteggiati come star consumate. Mi inquieta pensare ai genitori che obbligano i loro figlioletti ad esercitarsi per ore e ore invece di giocare e oziare.
Ma quello di cui vi voglio parlare è un caso diverso perchè sembra essere una spontanea espressione di talento e divertimento. Si tratta di Ruby Ellenby, bimba di 3 anni con la fotografia nel dna ( entrambi i genitori sono fotografi).
Gli scatti di Ruby sono fatti con una Nikon Coolpix o con l'Iphone di mamma e papà. La piccola afferma di "sentirsi una principessa quando fotografa" e di fotografare soltanto quando ha il giusto mood.
Buona visione



Vedere bambini di pochi anni esibiti come numeri da circo è una cosa che mi infastidisce e mi preoccupa. Odio i programmi in cui fanno cantare nanetti di 4 anni atteggiati come star consumate. Mi inquieta pensare ai genitori che obbligano i loro figlioletti ad esercitarsi per ore e ore invece di giocare e oziare.
Ma quello di cui vi voglio parlare è un caso diverso perchè sembra essere una spontanea espressione di talento e divertimento. Si tratta di Ruby Ellenby, bimba di 3 anni con la fotografia nel dna ( entrambi i genitori sono fotografi).
Gli scatti di Ruby sono fatti con una Nikon Coolpix o con l'Iphone di mamma e papà. La piccola afferma di "sentirsi una principessa quando fotografa" e di fotografare soltanto quando ha il giusto mood.
Buona visione



mercoledì 20 gennaio 2010
I nostri figli sono sempre connessi
E' appena apparsa sul New York times una interessante ricerca che dimostra come, negli USA, i bambini e ragazzi trascorrano online praticamente tutte le ore in cui sono svegli, con eccezione dell'orario scolastico (forse).
Mediamente il tempo trascorso connessi ammonta a più di 7,5 ore al giorno. 5 anni fa, sulla base della stessa ricerca, il tempo speso risultava inferiore alle 6 ore.
Attenzione, però, non è corretto solo 7,5 ore perchè come sappiamo bene più si è giovani più si è multitasking (i ragazzi per esempio parlano al cellulare e contemporaneamente navigano), questo porta il conteggio del tempo a ben 11 ore.
Un altro risultato, per me, sorprendente è che il consumo dei media è aumentato più fra il 2005 e il 2009 che fra il 1999 e il 2004, nonostante l'offerta di device sia esposa proprio nella prima metà del Duemila.
Mediamente il tempo trascorso connessi ammonta a più di 7,5 ore al giorno. 5 anni fa, sulla base della stessa ricerca, il tempo speso risultava inferiore alle 6 ore.
Attenzione, però, non è corretto solo 7,5 ore perchè come sappiamo bene più si è giovani più si è multitasking (i ragazzi per esempio parlano al cellulare e contemporaneamente navigano), questo porta il conteggio del tempo a ben 11 ore.
Un altro risultato, per me, sorprendente è che il consumo dei media è aumentato più fra il 2005 e il 2009 che fra il 1999 e il 2004, nonostante l'offerta di device sia esposa proprio nella prima metà del Duemila.E' evidente quale sia la preoccupazione dei genitori di fronte a una tale esposizione ai media e a un così forte attaccamento ai device.
Da un lato è necessario prendere atto, come uno dei pediatri che ha preso parte alla ricerca, che l'uso dei media è ormai parte integrante dell'ambiente "naturale" dei bambini come l'aria che respirano e l'acqua che bevono. D'altra parte è necessario non abbandonare la consapevolezza di poter guidare i propri figli anche nella convivenza con le tecnologie dell'informazione. Per quanto difficile dare regole, orari e alternative rimane una condizione essenziale per permettere a bambini ed adolescenti di avere un rapporto sano con l'offerta dei media che li circonda.
Un'ultima considerazione mi ha fatto riflettere: il web .20 ha completamente cambiato il modo con cui i più giovani cercano risposte allo loro domande. Online possono trovare infinite risposte a qualsiasi quesito.
...forse è finita l'era dei papà che sanno tutto...
sabato 19 dicembre 2009
ABC per piccoli geek
Cari Babbi Geek,
per Natale vi regalo questa piccola chicca grazie alla quale potrete insegnare l'alfabeto ai vostri figli partendo dalle parole più significative della Rete.
Buona visione a grandi e piccini!
giovedì 5 novembre 2009
Applicazione iPhone per bambini (2)
Oggi è la giornata dell'iPhone, poi la smetto giuro...
C'è una applicazione che afferma di essere in grado di tradurre il pianto dei neonati. Si chiama, appunto, Cry Translator.
Se il vostro bimbo inizia a piangere il melafonino il perchè, scegliendo fra queste possibilità:
fame
sonno
noia
fastidio
agitazione
L'applicazione che vi cambierà la vita e restituirà il sonno costa 9,99$.

Questa cosa mi ridere parecchio, mi sembra come gli oggetti miracolosi che vendevano nei giornali di tanti anni fa, tipo gli occhiali per vedere sotto i vestiti delle donne.
Ad ogni modo, su questo sito vengono pubblicati gli studi scientifici a sostegno della bontà di questa applicazione... mah...
Se qualcuno di voi babbi digitali volesse testare la cosa sappia che i feedback sono benevenuti!
Altre applicazioni iPhone per neonati e per mamme.
C'è una applicazione che afferma di essere in grado di tradurre il pianto dei neonati. Si chiama, appunto, Cry Translator.
Se il vostro bimbo inizia a piangere il melafonino il perchè, scegliendo fra queste possibilità:
fame
sonno
noia
fastidio
agitazione
L'applicazione che vi cambierà la vita e restituirà il sonno costa 9,99$.

Questa cosa mi ridere parecchio, mi sembra come gli oggetti miracolosi che vendevano nei giornali di tanti anni fa, tipo gli occhiali per vedere sotto i vestiti delle donne.
Ad ogni modo, su questo sito vengono pubblicati gli studi scientifici a sostegno della bontà di questa applicazione... mah...
Se qualcuno di voi babbi digitali volesse testare la cosa sappia che i feedback sono benevenuti!
Altre applicazioni iPhone per neonati e per mamme.
iPhone e bambini
Ho letto un interessante articolo su Wired dove si sostiene la tesi che l'iPhone faccia bene ai bambini.Francamente non ho una opinione in merito, innanzitutto perchè non posseggo un melafonino, e quindi ho voluto approfondire il discorso.
Normalmente i bambini (parliamo di bambini in età prescolare) scoprono uno smart phone perchè i genitori li usano come giochi per distrarli: in situazioni difficili, quando i bimbi si annoiano e diventano nervosi si ricorre a qualsiasi trucco per farli stare bravi e uno dei più afficaci è proprio l'iPhone.
Tutti parlano di come i bambini imparino immediatamente, e con più rapidità degli adulti, ad usare questi telefoni e inizialmente questo fenomeno incanta e diverte i genitori. I quali, però, tendono a preoccuparsi e a sentirsi in colpa perchè sanno che lasciare i propri figli appicicati ad uno schermo non sia una bella cosa. A lungo andare può anche diventare un complicazione, perchè entra in gioco un nuovo pezzo di tecnologia (dopo la tv, i dvd, i giochi elettronici...) che diventerà oggetto di continue richieste e continue negoziazioni.
Ma allora che fare?
L'autore dell'articolo sostiente che per i bambini oltre i 2 anni (prima di questa età i neonati devono assolutamente interagire con umani per poter sviluppare la capacità di relazione e metabolizzare gli stimoli proveniente da una interzione) l'uso di un iPhone sia positivo se utilizzato in modo limitato e corretto.
Vediamo perchè:
- l'impostazione dell'iPhone basata su icone e simboli colorati che, se toccati, permettono di far succedere qualcosa aiuta il bambino a prendere dimestichezza col passaggio dal concreto all'astratto. La capacità di associare un simbolo a un concetto è tipica della fase dello sviluppo dei bambini detta pre-operazionale e che va dal terzo al settimo anno di età. Per esempio, un bimbo può vedere sullo schermo dell'iPhone un simbolo con disegnato Babbo Natale, se schiaccia quel simbolo si aprirà un cartone animato con Babbo Natale. in questo modo il piccolo assocerà all'icona (concreto) l'idea di Babbo Natale (astratto). Il bambino sarà anche più stimolato perchè è lui ad avere il pino controllo di ciò che accade.
- il concetto di "dovunque, in qualsiasi momento" tipico del mobile viene in aiuto ai bambini, perchè potranno fruire dei loro contenuti o giochi preferiti in qualsiasi luogo, per esempio all'aria aperta, e non per forza seduti a una scrivania o su un divano. Inoltre, i genitori potranno avere sempre a portata di mano risorse infinite per intrattenere, anche in modo intelligente, i loro figli, per esempio cercando online fra migliaia di favole da leggere.
Altri post su Iphone
mercoledì 21 ottobre 2009
Siti per bambini: Poisson Rouge
Doverosa premessa: i bambini devono giocare, toccare, correre, cadere, saltare, prendere le cose, spostarle, romperle. Non dovrebbero stare stare davanti a uno schermo, di qualsiasi tipo sia esso TV o computer.
Detto questo, può capitare che eccezionalmente e per valide ragioni succeda che i nani vadano distratti e, perchè no, interessati con qualcosa di non ordinario come per esempio un sito internet pensato e disegnato per i bambini piccoli.
Un ottimo esempio è Poisson Rouge un sito che replica in digitale i classici giochi per i bimbi in età prescolare.

C'è propio tutto: lo xilofono, gli animali, i colori, le lettere, i numeri, il caleidoscopio, le scatole con i pagliacci che saltano fuori, i puzzle, le forme, il teatrino... insomma un concentrato di tutto quello che sicuramente trovate nelle camerette dei vostri figli.
I giochini presentati francamente mi sembrano stimolanti e adatti a bambini di età diverse, direi dall'anno ai 5 anni.
Per capire lo spirito con cui è stato creato il sito, che esiste da circa 10 anni, provate a leggere la user guide per gli adulti: è divertente perchè gli autori spiegano che i bambini non ne hanno alcun bisogno perchè ognuno di loro si inventa come utilizzare gli oggetti che compongono Poisson Rouge, invece genitori ed educatori chiedono aiuto per capire com usare il sito...
Devo dire che la Baby ne va matta, è l'unica cosa che la fa stare seduta, tranquilla e attenta per un paio di minuti. E dai versi che fa direi che il livello di interesse è elevatissimo.
Non preoccupatevi: ci può giocare per brevissimo tempo solo durante il week end, quando mi vede che lavoro con il computer e mi manifesta la sua voglia di partecipare. Allora mi collego a Poisson Rouge e lascio che inizi a prendere confidenza con la Rete.
PS: thanks to Fabio P.
Detto questo, può capitare che eccezionalmente e per valide ragioni succeda che i nani vadano distratti e, perchè no, interessati con qualcosa di non ordinario come per esempio un sito internet pensato e disegnato per i bambini piccoli.
Un ottimo esempio è Poisson Rouge un sito che replica in digitale i classici giochi per i bimbi in età prescolare.

C'è propio tutto: lo xilofono, gli animali, i colori, le lettere, i numeri, il caleidoscopio, le scatole con i pagliacci che saltano fuori, i puzzle, le forme, il teatrino... insomma un concentrato di tutto quello che sicuramente trovate nelle camerette dei vostri figli.
I giochini presentati francamente mi sembrano stimolanti e adatti a bambini di età diverse, direi dall'anno ai 5 anni.Per capire lo spirito con cui è stato creato il sito, che esiste da circa 10 anni, provate a leggere la user guide per gli adulti: è divertente perchè gli autori spiegano che i bambini non ne hanno alcun bisogno perchè ognuno di loro si inventa come utilizzare gli oggetti che compongono Poisson Rouge, invece genitori ed educatori chiedono aiuto per capire com usare il sito...
Devo dire che la Baby ne va matta, è l'unica cosa che la fa stare seduta, tranquilla e attenta per un paio di minuti. E dai versi che fa direi che il livello di interesse è elevatissimo.Non preoccupatevi: ci può giocare per brevissimo tempo solo durante il week end, quando mi vede che lavoro con il computer e mi manifesta la sua voglia di partecipare. Allora mi collego a Poisson Rouge e lascio che inizi a prendere confidenza con la Rete.
PS: thanks to Fabio P.
sabato 19 settembre 2009
Nuovo anno scolastico e nativi digitali
Un nuovo anno scolastico è alle porte pronto a portarsi dietro le solite polemiche.
Un tipico tormentone del "back to school" è quello secondo cui i ragazzi del terzo millenio non sanno più scrivere: a furia di usare sms, chat e tweet ci troveremo a fare i conti con una generazione di "illetterati"
Sarà vero?
C'è chi ha provato a dare una risposta scientifica a questa domanda: Andrea Lunsford, professoressa di retorica e scrittura presso la Stanford University (mica pizza e fichi), è la promotrice dello "Stanford Study of Writing" un mastodontico progetto che si pone l'obettivo di analizzare gli scritti degli studenti del college. Fra il 2001 e il 2006 sono stati raccolti e studiati oltre 14.500 campioni scritti di vario genere: esami, giornalini degli studenti, blog e email e chat.
Ecco la conclusione alla quale è arrivata la Lunsford "ci troviamo nel mezzo di una vera e propria rivoluzione dell'espressione scritta di una portata mai vista dai tempi dell'antica Grecia". Seconda la professoressa la tecnologia non sta uccidendo la nostra capacità di scrivere, ma anzi la sta rigenerando spingendola verso nuove frontiere.
Un tipico tormentone del "back to school" è quello secondo cui i ragazzi del terzo millenio non sanno più scrivere: a furia di usare sms, chat e tweet ci troveremo a fare i conti con una generazione di "illetterati"
Sarà vero?
C'è chi ha provato a dare una risposta scientifica a questa domanda: Andrea Lunsford, professoressa di retorica e scrittura presso la Stanford University (mica pizza e fichi), è la promotrice dello "Stanford Study of Writing" un mastodontico progetto che si pone l'obettivo di analizzare gli scritti degli studenti del college. Fra il 2001 e il 2006 sono stati raccolti e studiati oltre 14.500 campioni scritti di vario genere: esami, giornalini degli studenti, blog e email e chat.
Ecco la conclusione alla quale è arrivata la Lunsford "ci troviamo nel mezzo di una vera e propria rivoluzione dell'espressione scritta di una portata mai vista dai tempi dell'antica Grecia". Seconda la professoressa la tecnologia non sta uccidendo la nostra capacità di scrivere, ma anzi la sta rigenerando spingendola verso nuove frontiere.
La ricerca dimostra come i giovani di oggi scrivano molto più delle precedenti generazioni, questo perchè una parte importante della loro vita sociale avviene online il più delle volte sotto forma scritta. Di tutti i testi prodotti dagli studenti di Stanford ben il 38% sono stati prodotti al di fuori delle attività didattiche; si tratta dei così detti "life writing". Questa percentuale è impressionante se pensiamo che prima dell'avvento di internet la maggior degli americani non ha MAI più prodotto un paragrafo dopo aver lasciato la scuola (a meno che non fosse necessario per lavoro)
Detto della quantità vediamo qual sono i giudizi emersi circa la qualità dei testi. La professoressa e il suo team hanno evidenziato come mediamente lo stile era all'altezza con quello che i retorici chiamano "kairos", ossia la capacità di capire chi è il pubblico per adattare il tono espressivo e riuscire ad attirare attenzione e convincere delle proprie tesi.
A pensarci bene nel mondo online la scrittura è quasi sempre pubblica o dedicata a molti a differenza del missive asincrone di 50 anni fa.
Questi giovani scrivono per un pubblico (cosa che nessuno faceva nelle generazioni precedenti) e definiscono la buona prosa come la capacità di suscitare interesse nel mondo.
Il "Stanford Study of Writing" ha sfatato un altro mito: quando gli studenti scrivono in ambito accademico non sono essere influenzati dallo stile di scrittura breve e sincopato usato per il web e gli sms e sanno mettere da parte abbreviazioni, acronimi e faccette.
Varrebbe la pena che allarmisti e tradizionalisti a oltranza leggano questa ricerca e cerchino di valutare la questione anche sulla base dei dati forniti.
Per approfondire, sul sito del progetto trovate tutti dettagli.
giovedì 10 settembre 2009
Gli SOS si lanciano sul web
Grande scalpore per una news pubblicata ieri su Corriere.it: 2 ragazzine australiane di 10 anni sono rimaste intrappolate nelle fogne e per dare l'allarme non hanno usato il loro cellulare per chiamare il pronto soccorso o la polizia, ma per collegarsi a internet e lanciare un sos via facebook.
La notizia ha fatto letteralmente il giro del mondo, forse perchè non ci si può spiegare una scelta del genere, fatta fra l'altro non in un contesto ludico o sociale, ma in piena emergenza.
L'autore dell'articolo sembra sfiorare il nocciolo della questione lasciando trapelare, però, una notevole inquietudine quando si pone il seguente interrogativo "ci troviamo forse dinanzi a una incomprensibile mutazione antropologica?"
E' stato molto istruttivo leggere anche i commenti dei lettori. Lettori che potremmo definire utenti a tutti gli effetti di internet se fruiscono di notizie online, si registrano al sito di un giornale e "addirittura" commentano e partecipano guadagnandosi anche loro il loro pezzettino di 2.0. Ebbene, riporto alcuni di questi commenti:
"Gli australiani non brillano per il loro acume... ma credevo ci fosse un limite a tutto"
"La madre dei cretini è sempre incinta"
"...il pensiero destrutturato ela baraonda che assurge a mezzo di comunicazione sono ormai il pane quotidiano delle nuove generazioni, che non sono più un grado di fare un piano di azione ragionato..."
Per concludere con un perentorio "Siamo proprio alla frutta".
Invece di decidere se hanno fatto bene o male, non varrebbe la pena di fermarsi e pensare come mai le 2 ragazzine hanno agito così? Perchè preferiscono usare un social network al posto del 113? Perchè, dovendo agire di impulso, viene loro in mente prima facebook rispetto al numero del pronto soccorso, della mamma o di un amico? E ancora, non è sorprendente che a 10 anni considerino il web e il telefono come un tutt'uno?
Le loro testoline sono proprio diverse dalle nostre (viva dio!) e non possiamo rifiutare a priori le loro attitudini (giuste o sbagliate che siano) dobbiamo - almeno - provare a capirle e interpretarle.
PS: le 2 bambine sono state salvate
La notizia ha fatto letteralmente il giro del mondo, forse perchè non ci si può spiegare una scelta del genere, fatta fra l'altro non in un contesto ludico o sociale, ma in piena emergenza.
L'autore dell'articolo sembra sfiorare il nocciolo della questione lasciando trapelare, però, una notevole inquietudine quando si pone il seguente interrogativo "ci troviamo forse dinanzi a una incomprensibile mutazione antropologica?"
E' stato molto istruttivo leggere anche i commenti dei lettori. Lettori che potremmo definire utenti a tutti gli effetti di internet se fruiscono di notizie online, si registrano al sito di un giornale e "addirittura" commentano e partecipano guadagnandosi anche loro il loro pezzettino di 2.0. Ebbene, riporto alcuni di questi commenti:
"Gli australiani non brillano per il loro acume... ma credevo ci fosse un limite a tutto"
"La madre dei cretini è sempre incinta"
"...il pensiero destrutturato ela baraonda che assurge a mezzo di comunicazione sono ormai il pane quotidiano delle nuove generazioni, che non sono più un grado di fare un piano di azione ragionato..."
Per concludere con un perentorio "Siamo proprio alla frutta".
Invece di decidere se hanno fatto bene o male, non varrebbe la pena di fermarsi e pensare come mai le 2 ragazzine hanno agito così? Perchè preferiscono usare un social network al posto del 113? Perchè, dovendo agire di impulso, viene loro in mente prima facebook rispetto al numero del pronto soccorso, della mamma o di un amico? E ancora, non è sorprendente che a 10 anni considerino il web e il telefono come un tutt'uno?
Le loro testoline sono proprio diverse dalle nostre (viva dio!) e non possiamo rifiutare a priori le loro attitudini (giuste o sbagliate che siano) dobbiamo - almeno - provare a capirle e interpretarle.
PS: le 2 bambine sono state salvate
giovedì 16 luglio 2009
Facebook, che paura!
La nostra generazione ha il compito di sviluppare, strutturare e organizzare il mondo digitale in modo che i nativi digitali possano accedervi fin dalle più tenere età massimizzando i vantaggi che se ne possono trarre e minimizzandone i rischi.
Come in qualsiasi fenomeno sociale, credo che più che leggi e regole serviranno cultura, educazione, innovazione e apertura mentale. Escludo che faremo un favore ai nostri figli limitando le potenzialità del web, chiudendo dei siti o cercando di rallentare un fenomeno che è inarrestabile.
E' forse servito bruciare i libri qualche secolo fa?
Come genitori, educatori o legislatori, faremmo meglio innanzitutto a conoscere bene l'oggetto delle nostre ansie, dovremmo studiare questi fenomeni per capire cosa è una minaccia e cosa è una opportunità.
Dall'esempio nel video, mi sembra che si preferisca ancora una volta demonizzare piuttosto che sforzarsi di capire.
All'On Carlucci direi che Facebook è un fenomeno che, ci piaccia o no, interessa e coinvolge oltre 10 milioni di Italiani creando quindi uno spaccato statisticamente rappresentativo della nostra società. Società nella quale, putroppo, ci sono anche i pedofili.
Ricorderei alla On Carlucci che i pedofili saranno su Facebook, ma come la cronoca dimostra sono da sempre nelle famiglie, negli asili, nelle scuole, nei centri sportivi e nelle parrocchie, solo per fare degli esempi.
Allora cosa dobbiamo fare? Chiudere le scuole perchè il professore potrebbe essere un pervertito? Non far vedere i nostri figli ai nostri amici e parenti perchè magari lo zio Pino è un mostro? Non mandare i nostri figli in chiesa perchè di preti pedofili è pieno il mondo? Non farli giocare nella squadretta di calcio perchè l'allenatore potrebbe avere attenzioni strane?
O forse dovremmo conoscere e capire al meglio gli ambienti (reali e virtuali) nei quali i nostri bimbi si trovano a vivere?
Altri post sui nativi digitali: bambini e tecnologia, bambini e internet
Come in qualsiasi fenomeno sociale, credo che più che leggi e regole serviranno cultura, educazione, innovazione e apertura mentale. Escludo che faremo un favore ai nostri figli limitando le potenzialità del web, chiudendo dei siti o cercando di rallentare un fenomeno che è inarrestabile.
E' forse servito bruciare i libri qualche secolo fa?
Come genitori, educatori o legislatori, faremmo meglio innanzitutto a conoscere bene l'oggetto delle nostre ansie, dovremmo studiare questi fenomeni per capire cosa è una minaccia e cosa è una opportunità.
Dall'esempio nel video, mi sembra che si preferisca ancora una volta demonizzare piuttosto che sforzarsi di capire.
All'On Carlucci direi che Facebook è un fenomeno che, ci piaccia o no, interessa e coinvolge oltre 10 milioni di Italiani creando quindi uno spaccato statisticamente rappresentativo della nostra società. Società nella quale, putroppo, ci sono anche i pedofili.
Ricorderei alla On Carlucci che i pedofili saranno su Facebook, ma come la cronoca dimostra sono da sempre nelle famiglie, negli asili, nelle scuole, nei centri sportivi e nelle parrocchie, solo per fare degli esempi.
Allora cosa dobbiamo fare? Chiudere le scuole perchè il professore potrebbe essere un pervertito? Non far vedere i nostri figli ai nostri amici e parenti perchè magari lo zio Pino è un mostro? Non mandare i nostri figli in chiesa perchè di preti pedofili è pieno il mondo? Non farli giocare nella squadretta di calcio perchè l'allenatore potrebbe avere attenzioni strane?
O forse dovremmo conoscere e capire al meglio gli ambienti (reali e virtuali) nei quali i nostri bimbi si trovano a vivere?
Altri post sui nativi digitali: bambini e tecnologia, bambini e internet
giovedì 2 luglio 2009
Bambini e videogiochi
Sono il primo a difendere la tecnologia e a dire che non vada vista come una minaccia per i bambini. Normalmente.
I videogiochi sono fra i pochi intrattenimenti tecnologici che butterei seranamente dalla torre perchè sono convinto che tolgano molto - in termini di fantasia, creatività, educazione - e non diano proprio nulla.
Il video che segue è parte di uno studio chiamato "The Immersion Project" che valuta gli impatti della esposizione ai videogiochi e mostra lo stato ipnotico in cui cadono questi bambini.
Guardatelo tutto, inizialmente mi ha fatto sorridere poi mi ha decisamente impressionato.
I videogiochi sono fra i pochi intrattenimenti tecnologici che butterei seranamente dalla torre perchè sono convinto che tolgano molto - in termini di fantasia, creatività, educazione - e non diano proprio nulla.
Il video che segue è parte di uno studio chiamato "The Immersion Project" che valuta gli impatti della esposizione ai videogiochi e mostra lo stato ipnotico in cui cadono questi bambini.
Guardatelo tutto, inizialmente mi ha fatto sorridere poi mi ha decisamente impressionato.
lunedì 16 febbraio 2009
Bambini e Internet: seconda puntata
Qualche giorno fa pubblicavo un piccolo estratto di una ricerca sul rapporto bambini e web negli USA, oggi vi propongo i dati italiani tratti dall'indagine Eurispes sullo stesso tema.C'è da dire che i numeri sembrano rispecchiare uno scenario simile a quello americano, per esempio:
- il 33% dei bambini fra i 7 e gli 11 anni dichiara di frequentare Facebook
- il 49% scarica musica e film
- il 78% guarda abitualmente Youtube
- il 22% legge blog
- il 45% usa la Rete per cercare informazioni utili per lo studio
A questo proposito elenco un paio di dati che mi hanno impressionato:
- il 7,7% dei bambini ha dichiarato di aver incontrato in Rete un molestatore
- solo il 3% dice di averne parlato con un adulto (anche se una larga parte afferma di sapere come fare per troncare ogni contatto con i molestatori)
Mi sono chiesto se questo sia dovuto al fatto che un mostro online faccia meno paura di un mostro nella vita reale. Forse dovremmo spiegare ai nostri bambini che la Rete, nel bene e nel male, è qualcosa di sempre meno virtuale e sempre più vicino alle nostre vite per cui non ne devono sottovalutare nessun aspetto.
Difficile il mestiere del wikipapà...
giovedì 5 febbraio 2009
Bambini e tecnologia
Ho già avuto modo di scoprire le carte e dichiararmi un amante delle tecnologie della comunicazione e in particolar modo del web.Sono convinto che internet costituisca una grande opportunità per tutti, anche per i nostri bambini. Ma mi rendo conto che la non corretta conoscenza del mezzo o una inconsapevole superficialità dei genitori possano spalancare le porte a delle minacce.
Wired ha pubblicato una ricerca che conferma come noi genitori dovremo sempre più imparare a essere padroni nell'utilizzo delle tecnologie e in grado di erogarle ai nostri bambini nei modi e nei tempi corretti.
Di seguito un estratto di questo sondaggio al quale hanno rispopsto genitori statunitensi fra i 25 e i 34 anni:
- il 48% dei genitori dichiara che il loro figli hanno iniziato ad utilizzare un cellulare a 5 anni o prima
- L'80% dei rispondenti dice di essere preoccupato per la poca sicurezza online
- Nonostante le ansie del punto sopra, si dichiara che il 26% dei bambini al di sotto di 8 anni ha libero accesso alla rete anche senza il controllo di una adulto
- L'81% di questi bambini ha un indirizzo mail personale con il quale si è registrato a un sito
- Il 69% ha caricato una foto online
- Il 59% ha utilizzato almeno una volta una chat o un instant messenger
Quelli che hanno risposto al sondaggio sono genitori degeneri che per indolenza lasciano che i loro figli abbaino accesso a qualsiasi piattaforma di comunicazione?
Oppure i mezzi di comunicazione sono così numerosi, vari e capaci di penetrare nelle nostre vite che è impossibile arginarli in modo efficace?
Potrò pemettere alla Baby di fruire di tutte le meraviglie della rete senza esporla a rischi più o meno rilevanti?
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