sabato 24 ottobre 2009

Linguaggio e paternità: il mammo

Se racconto a qualcuno fatti insignificanti come "ieri sera ho fatto il bagnetto alla Baby" oppure "la iMamma è stata via due giorni e sono stato solo con la Baby nel week end" mi viene sempre detto "ah hai fatto il mammo".

Quante volte avete sentito mamme che parlando dicono fra loro "stasera non sono a casa e mio marito fa il babysitter"?

Questo distorto fenomeno lessicale, e quindi culturale, non è tutto italiano. Nei paesi di lingua inglese, benchè più emancipati negli equilibri familiari, succedo lo stesso. Si usa la parola mothering per definire le cure che un genitore (indipendentemente dal sesso) dedica a suo figlio.


L'uso di queste espressioni sottende un pensiero secondo il quale se un padre prende cura di suo figlio - soprattutto se neonato - non sta semplicemente facendo il suo dovere di papà, ma sta temporaneamente rimpiazzando la madre o la babysitter.

Il linguaggio è importante perchè determina il nostro pensiero a tal punto da modellare la realtà nella quale viviamo, quindi anche le parole usate per descrivere i padri ed il loro ruolo finiscono per darci una chiara idea di come i papà non abbiano ancora una identità definita nella comunità dei genitori (cioè delle mamme).

Per fare in modo che gli uomini prendano maggiore consapevolezza del loro ruolo e si sentano più coinvolti nella vita familiare bisognerebbe iniziare utilizzando parole appropriate.
Se ci pensate bene, espressioni come "mammo" riflettono l'idea che il peso della gestione di una famiglia rimanga tutto sulle spalle della madre.

Altri papà-blogger si sono espressi su questo tema, ecco la posizione di Desian


7 commenti:

  1. E' una splendida riflessione. Le parole sono decisamente importanti. Qui in Svezia si parla sempre di congedo parentale piuttosto che maternità ad esempio. Mi piace molto il tuo approccio e ti leggo spesso in silenzio. Grazie.

    RispondiElimina
  2. Sì, credo che le parole siano fondamentali perché svelano le questioni, profonde e radicate, che ci stanno dietro. Queste riflessioni toccano oggi a noi padri perché siamo noi, nella società italiana, e dover ridefinire il nostro ruolo. Non credo che possiamo farci definire per esclusione, per differenze con le madri: a noi tocca il nostro e dobbiamo prendere parte attiva di una discussione che ci riguarda. Il tuo contributo è fondamentale: tutti dobbiamo farci carico per sfondare un pensiero che ci vede, appunto con tono di sfottò, come "mammi". Ciao!

    RispondiElimina
  3. E' da un po' che pensavo di creare il club dei mammi.
    In effetti è così scandalosamente raro che i babbi si occupino della prole che quando ci troviamo al parco, pochi uomini e molte donne, ci riconosciamo subito.

    Non percepisco, peraltro, offensivo il fatto di declinare al maschile un termine femminile, anche perché sono tantissime le parole che quando eravamo piccoli esistevano solo al maschile ed ora si declinano anche al femminile (ad es. la sindaca o la vigilessa).

    RispondiElimina
  4. Sono pienamente d'accordo.
    E poi oggi sono sempre di più i padri che si occupano con amore e sopratutto con il piacere e la volontà di farlo, ai loro figli.

    RispondiElimina
  5. Dopo 9 mesi, un travaglio ed un parto più o meno standard, fare un po' di "mothering" è il minimo impegno che possa restituire a mia moglie. E' un lavoro, è una missione, è la mia vita; sono felice di rendermi utile e sopratutto osservare come le mie azioni più o meno istintive sono molto apprezzate dalla mamma e...dalle mamme! Sono loro, le nostre, le amiche, le conoscenti dal pediatra le prime a meravigliarsi. Il fenomeno è molto simpatico, quanto apparentemente anomalo! :D

    RispondiElimina
  6. Lisa Francovich8 febbraio 2010 14:21

    Ricordo una collega francese ad un convegno di 3 giorni: aveva lasciato a casa il compagno con 3 figli, due gemelle di 1 anno e uno di 3 anni circa. Non so se mentiva, ma disse che le pareva del tutto naturale.

    RispondiElimina
  7. Sto arrivando al traguardo di quasi 20 anni di attività "domestica". Una scelta non facile... sicuramente una sfida a cercare soluzioni di vita migliore per la propria famiglia , nel non voler delegare ad altri la mia presenza di padre e marito. Tutor? Chef? Waiter? Taxidriver? Game-Companion? Nurse? Computer-Assistent? che cosa altro? ... qualche ricco professionista sarebbe disposto a pagare uno staff simile per i propri figli.
    Un po' di stress ed incomprensioni ci sono state, però non rinnego la scelta per la quale non ci sono manuali d'uso bensì un "campus" di educazione permanente.

    RispondiElimina