martedì 9 febbraio 2010

Carnevale: le foto di Cynthia Perez


Le foto di questi bambini travestiti da carnevale sono un piccolo assaggio della collezione della fotografa messicana Cynthia Perez specializzata nei ritratti di bambini.


Vi invito a visitare il suo sito e dare un'occhiata ai suoi lavori.

Quando iniziano a parlare i bambini?

Ho inziato a farmi domande del tipo:

Quante parole dice la Baby?
Riesce a mettere insieme 2 parole?
Chi le sta intorno capisce cosa vuole dire?
Capisce quello che le dico?

Non che sia particolarmente preoccupato, ma credo che a quasi 18 mesi sia necessario fare un punto della situazione, capire a che punto siamo ed eventualmente intervenire.

Il problema è capire se esistono degli standard per determinare se lo sviluppo orale è in linea con una data età o meno.

Il New York Times ha recentemente un articolo su questo tema segnalando il sito della American Speech-Language-Hearing Association perchè fornisce una sorta di guida con le varie tappe che i bambini dovrebbero rispettare nei primi 3 anni di vita. Questi i range osservati: 0 -1 anno; 1 -2 anni; 2 -3 anni; 3 -4 anni; 4 -5 anni.

Per esempio i bambini fra i 12 e 24 mesi dovrebbero saper:
indicare una parte del corpo se viene loro indicata
eseguire semplici comandi ("dai una bacio alla mamma", "portami la palla", "dove la tua scarpina?")
Ascoltare semplici storielle e canzoni
Indicare un'immagine su un libro quando nominata
Dire nuove parole ogni mese
Comporre domande di due parole
mettere insieme due parole ("ancora biscotti")

Bisogna fare attenzione a questi indicatori ma è importantissimo evitare di spuntare questo elenco e apsettarsi che ogni punto venga rispettato: si tratta di indicazioni che rappresentano in media ciò che fa la maggior parte dei bambini di una certa età. Alcuni bambini saranno più avanti in alcune categorie e più lenti in altre. E' ben specificato sul sito che il fatto che vostro figlio non abbia completato l'elenco non vuiol dire che abbia dei problemi. Il campanello d'allarme potrebbe suonare se il piccolo non fa nessuna delle cose elencate trovandosi pur essendo al limite massimo del range di età (in questo caso 24 mesi).

Vengono anche forniti consigli (per lo più di buon senso) per aiutare i bambini a sviluppare le loro capacità.

In estrema sintesi si invita a concentrarsi prima che sulla parola sull'udito dei vostri gigli. In seconda battuta le raccomandazioni sono quelle di parlare e leggere loro e ascoltarli, sempre.

lunedì 8 febbraio 2010

Oh mio babbino caro (non sarò un padre geloso)

Ecco il mio mantra: farò di tutto per non essere un padre geloso e possessivo. Rispetterò gli spazi e le decisioni di mia figlia e saprò apprezzare la sua indipendenza e autonomia. Me lo ripeto sempre e lo scrivo qui a futura memoria.

Al di là dei buoni propositi, mi rendo conto che la storia delle figlie e dei padri è fatta di contrasti soprattutto in tema di cuore. Per esempio, Maria Callas intepreta perfettamente il sentimento di una figlia che chiede al babbo appaggio per le sue scelte d'amore.



Si tratta di "Oh mio babbino caro" un'aria dell'opera "Gianni Schicchi" di Giacomo Puccini.

Ecco il testo:
O mio babbino caro,
Mi piace è bello, bello;
Vo' andare in Porta Rossa
a comperar l'anello!
Sì, sì, ci voglio andare!
E se l'amassi indarno,
andrei sul Ponte Vecchio,
ma per buttarmi in Arno!
Mi struggo e mi tormento!
O Dio, vorrei morir!
Babbo, pietà, pietà!...


Ecco, vorrei proprio evitare che la Baby possa arrivare a dover fare certe suppliche a causa della mia ottusità. Ma credo che non ci sarà problema... perchè sono certo che la Baby riuscirà sempre a convincermi, a strapparmi un si e a farmi sorridere anche quando mi dovrei arrabbiare.

venerdì 5 febbraio 2010

La pipì e la popò sotto forma di peluche

Tempo avevo dedicato un post agli assurdi virus peluche. Credevo che di aver toccato il massimo del trash in tema di pupazzi. Mi sono dovuto ricredere.

Durante un recente viaggio nella civilissima Svezia ho avuto modo di scovare - in un bel negozio di design - gli imperdibili peluche dedicati alla pipì e alla popò.

Giuro, è tutto vero e testimoniato dalle foto da me stesso scattate.

Ho cercato di pensare perchè un genitore, uno zio, un amico debba prendersi la briga di comprare e regalare questi oggetti orrendi, ma non mi sono potuto dare alcuna risposta.

Mi aiutate?

domenica 31 gennaio 2010

Thomas Balmes: documentari sulla nascita e l'infanzia

Thomas Balmes è un noto documentarista che dopo numerose esperienze internazionali ha deciso di approfondire temi relativi alla nascita e alla prima infanzia.

E' autore de "Il primo respiro", un documentario che esplora l'unicità e straordinarietà del momento in cui viene al mondo un bambino indipendentemente dalla latitudine in cui questo miracolo accade.

Nella primavera di quest'anno sarà disponibile il nuovo documentario che si preannuncia imperdibile: si chiama "Babies" e seguirà la vita di 4 bambini dal momento della nascita ai primi passi.

La peculiarità di Babies è che i 4 bambini appartengono a 4 luoghi della terra completamente diversi fra loro. I protagonisti sono:
- Ponijao che vive con la sua famiglia a Opuwo, un villaggio in Namibia
- Bayarjargai dalla Mongolia
- Mari, bambina giapponese di Tokyo
- Hattie, americanissimo bebè di S. Francisco

Lo scopo del documentario è quello di testimoniare le differenze nelle quali nascono e crescono questi bambini, ma anche quanto siano - allo stesso tempo - esistenze per lo più identiche nonostante l'ambiente circostante e le diverse culture.

Ecco il bellissimo trailer, da guardare fino alla fine...:


DI seguito anche il trailer de "Il primo respiro":

mercoledì 20 gennaio 2010

I nostri figli sono sempre connessi

E' appena apparsa sul New York times una interessante ricerca che dimostra come, negli USA, i bambini e ragazzi trascorrano online praticamente tutte le ore in cui sono svegli, con eccezione dell'orario scolastico (forse).

Mediamente il tempo trascorso connessi ammonta a più di 7,5 ore al giorno. 5 anni fa, sulla base della stessa ricerca, il tempo speso risultava inferiore alle 6 ore.

Attenzione, però, non è corretto solo 7,5 ore perchè come sappiamo bene più si è giovani più si è multitasking (i ragazzi per esempio parlano al cellulare e contemporaneamente navigano), questo porta il conteggio del tempo a ben 11 ore.

Un altro risultato, per me, sorprendente è che il consumo dei media è aumentato più fra il 2005 e il 2009 che fra il 1999 e il 2004, nonostante l'offerta di device sia esposa proprio nella prima metà del Duemila.


E' evidente quale sia la preoccupazione dei genitori di fronte a una tale esposizione ai media e a un così forte attaccamento ai device.

Da un lato è necessario prendere atto, come uno dei pediatri che ha preso parte alla ricerca, che l'uso dei media è ormai parte integrante dell'ambiente "naturale" dei bambini come l'aria che respirano e l'acqua che bevono. D'altra parte è necessario non abbandonare la consapevolezza di poter guidare i propri figli anche nella convivenza con le tecnologie dell'informazione. Per quanto difficile dare regole, orari e alternative rimane una condizione essenziale per permettere a bambini ed adolescenti di avere un rapporto sano con l'offerta dei media che li circonda.

Un'ultima considerazione mi ha fatto riflettere: il web .20 ha completamente cambiato il modo con cui i più giovani cercano risposte allo loro domande. Online possono trovare infinite risposte a qualsiasi quesito.

...forse è finita l'era dei papà che sanno tutto...







sabato 19 dicembre 2009

ABC per piccoli geek

Cari Babbi Geek,

per Natale vi regalo questa piccola chicca grazie alla quale potrete insegnare l'alfabeto ai vostri figli partendo dalle parole più significative della Rete.

Buona visione a grandi e piccini!


lunedì 14 dicembre 2009

Basta con la sculacciata

Più le cose sono semplici, evidenti, chiare e giuste e più sembra difficile farle comprendere e condividere.

Un esempio su tutti: il non utilizzo della violenza sta alla base della convivenza civile. Tutti lo sappiamo e quasi tutti ci atteniamo a questa sacrosanta norma.
Sappiamo bene che anche se qualcuno provoca la nostra collera non possiamo dargli un ceffone nè possiamo dare una pedata nel sedere a chi esibisce una straordinaria maleducazione.

Ma, c'è una eccezione: quando si parla di bambini è evidente come esista ancora il precocetto secondo il quale una sculacciata, una scapellotto o una sberla siano uno dei tanti metodi educativi praticabili. L'indecenza di picchiare, anche in modo leggero, i bambini è ad oggi tollerata sia culturalmente sia dalle leggi.
Secondo alcune ricerche, un bambino su tre avrebbe avuto almeno una sculacciata e 87% dei genitori sarebbe favorevole perché "ogni tanto ci vuole".

Io credo si tratti di una bestialità e di un non-senso.

In Italia ci si riempie la bocca con il concetto di Famiglia, ma in concreto non ho mai sentito parlare di proposte di legge per vietare qualsiasi atto violento contro i bambini. E per atto violento intendo anche la sculacciata.

Tenete presente che, per esempio, in Svezia e in Germania le pene corporali sui bambini sono vietate della legge fin dagli anni Ottanta.

Edwige Antier è una parlamentare francese (anche pediatra e autrice di libri sui bambini) che si sta battendo per far passare una legge anti-sculacciatadi proponendo di creare un nuovo reato nel codice civile.

Anche in sede europea si stanno muovendo in questo senso infatti il Consiglio d'Europa aveva invitato tutti gli stati membri ad adottare leggi simili per proibire "schiaffi, sculacciate, pizzichi e altre punizioni corporali sui bambini".
"I bambini vanno rispettati come tutti gli individui: non sono delle mini-persone, con dei mini-diritti" aveva allora detto Maud de Boer-Buquicchio, vice-segretario dell'organismo europeo, che aveva finanziato una campagna di sensibilizzazione dal titolo "Alza le mani contro la sculacciata!".

venerdì 4 dicembre 2009

Million Mums

Million Mum è una bellissima iniziativa benefica che ha l'obiettivo di raccogliere fondi per combattere la piaga della morte in gravidanza o per parto.

Ancora oggi essere incinte rappresenta un pericolo e non una gioia per milioni di donne in tutto il mondo. Qualche numero per inquadrare il problema:
  • ogni minuto di ogni giorno, da qualche parte nel mondo, una donna muore per complicazioni in gravidanza o durante il parto.
  • Il 99% delle donne morte in queste situazioni si trovano in Paesi in via di sviluppo.
  • In Africa e in Asia mettere al mondo un figlio è la prima causa di mortalità per donne in giovane età.
  • Tutte queste morti generano circa 2 milioni di orfani che, senza le loro madri, moltiplicano fra le 5 e le 8 volte le probabilità si non superare l'anno di vita
  • L'80% delle morti per parto o gravidanza possono essere prevenute

martedì 1 dicembre 2009

Figli di coppie gay

Il modello familiare contemporaneo è sempre più bambino-centrico. Cerchiamo di modellare le nostre vite sulla base delle esigenze dei nostri figli, esigenze che vengono spiegate e documentate da sempre più numerose ricerche scientifiche che riescono ad esplorare ogni dettaglio della psicolgia dei bimbi. Ogni decisione viene presa partendo dalle necessità (reali o presunte) dei figli.

Quando però si parla di coppie gay, non si fa mai lo sforzo di analizzare l'argomento partendo dalla prospettiva dei bambini, ma lo si fa sempre valutando aspetti che hanno a che fare con la morale, la religione, la libertà individuale, le tradizioni.

Il fatto che non si facessero analisi scientifiche e statische su figli di coppie dello stesso sesso e su queste si cercasse di prendere una poszione poteva valere in passato quando i dati a disposizione erano scarsissimi.
In primi studi sono iniziati negli USA negli anni '70 e si basavano su piccoli campioni. Già a fine Novanta i dati a disposizione del Census Bureau americano dicevano che 1 coppia di uomini omosessuali su 20 e 1 coppia di donne omossesuali su 5 stava allevando figli. In questi anni i numeri sono cambiati portando il rapporto a 1 su 5 per gli uomini e 1 su 3 per le donne. Oggi le coppie gay con figli negli Stati Uniti sono oltre 115.000 (Fonte U.C.L.A.).

L'ampiezza di questi numeri e il passare del tempo hanno permesso di condurre degli studi che analizzano come sono cresciuti i bambini e i ragazzi allevati in queste famiglie "non tradizionali". Di seguito alcune delle evidenze emerse.
"Questi bambini stanno bene", così afferma Abbie Golderberg professoressa di filosofia della Clark University che ha scritto un libro "Lesbian and Gay Parents and their Children" dove racconta centinaia di casi di bambini di mamme lesbiche e papà gay.
Gli studi non evidenziano differenze fra questi bambini e quelli cresciuti in famiglie tradizionali. Non c'è alcuna propensione a disordini psicologici, non hanno probelmi di inserimento e socializzazione a scuola e hanno amici come tutti gli altri.

Ci sono anche delle differenze: questi bambini sembrano essere più flessibili circa l'assegnazione dei ruoli secondo i generi. Le figlie di mamme lesbische dichiarano in una percentuale maggiore di preferire a lavori percepiti tipicamente come femminili (l'infermiera o la maestra) delle professioni che sembrano essere appannaggio degli uomini (per esempio l'avvocato).
Anche la scelta dei giochi sembra essere più ampia e meno influenzata dal genere.

Una volta adulti i figli di coppie dello stesso sesso hanno una maggiore inclinazione a lavorare nel sociale, ad essere aperti alle minoranze.

Dai dati sembra emergere il fattoche le coppie dello stesso sesso creino delle famiglie dove i ruoli non vengono imposti sulla base del sesso, ma sulle attitudini del singolo individuo.

Vorrei prendere spunto da queste considerazioni perchè non sarebbe male crescere dei bambini meno ossessionati dal ruolo, più aperti verso le differenze e forse più intellettualmente liberi.

Mi permetto, infine, di segnalrvi un bellissimo blog di una coppia di babbi gay: Meet the Fosters. Il blog, putroppo, non è più attivo ma vale davvero la pena leggerne qualche post.